Un incontro inatteso nella Roma silenziosa del Covid, anno 2020
Pubblicato da Marco Ferranti in blog · Venerdì 16 Gen 2026 · 3:00
Durante i mesi più duri della pandemia da Covid-19, la citta' di Roma appariva come una città sospesa nel tempo, immobile. Le strade, solitamente affollate di residenti, turisti, macchine e motorini, erano improvvisamente silenziose e vuote. In uno di quei pomeriggi strani e immobili, nel quartiere periferico ai margini della campagna romana, avvenne un incontro destinato a lasciare il segno: quello tra un uomo coraggioso e indomito, Marco e un cane pastore maremmano, noto per il suo carattere difficile e la sua rabbia.


Il cane viveva nei pressi di un terreno abbandonato, insieme al suo anziano padrone che lo lasciava libero, in un’area verde trascurata dove l’erba cresceva alta e i cancelli arrugginiti raccontavano anni di incuria. Il pastore maremmano, grande, dal pelo bianco e dallo sguardo fiero, era molto temuto dagli abitanti della zona e dai suoi simili. Non era cattivo per natura, ma estremamente territoriale e aggressivo. Abituato a difendere ciò che considerava suo, reagiva con aggressività a chiunque si avvicinasse troppo.
L’uomo, Marco, era un volontario che durante il lockdown si occupava di portare cibo e medicinali alle persone anziane e bisognose. Quel giorno stava attraversando la zona per raggiungere una signora, Maria, che non poteva uscire di casa. A causa delle restrizioni e della mancanza di mezzi pubblici, si muoveva sempre a piedi, percorrendo strade secondarie e sentieri di campagna poco battuti e situati a Roma Nord.
Quando il cane lo vide da lontano, iniziò a correre e ad abbaiare con forza, avanzando molto velocemente. Marco si fermò subito. Era pronto alla battaglia, senza arretrare di un millimetro, senza aspettare o cedere un secondo. Sapeva che, in una situazione del genere, il panico sarebbe stato il suo peggior nemico. La campagna romana era deserta, nessuno avrebbe potuto aiutarlo o soccorrerlo. Con il volto coperto dalla mascherina e le mani ben visibili, l’uomo rimase immobile, parlando al cane con voce ferma, quasi rassicurante.
Il pastore maremmano continuava a ringhiare, combattuto tra l’istinto di difesa e la curiosità. Marco non cercò di avvicinarsi, né di scappare. Rimase lì, per lunghi minuti, sotto la pioggia di una campagna Romana insolitamente silenziosa e pregna. Quel momento sembrava rappresentare perfettamente il clima della pandemia: paura, isolamento, ma anche resistenza, resilienza e fiducia. Fight or flight.
Poco alla volta, dopo minuti interminabili, il cane smise di avanzare e di ringhiare. Non diventò improvvisamente docile, ma si fermò, osservando l’uomo con attenzione. Quando Marco fece lentamente un passo indietro, l’animale non reagì. Il confine era stato rispettato.
L’uomo riuscì a proseguire il suo cammino, arrivando a destinazione. Quell’incontro memorabile non fu una vittoria nel senso classico, ma un esempio di coraggio silenzioso e rispetto reciproco. In una Roma ferita dal Covid, anche un confronto tra uomo e animale poteva insegnare qualcosa: a volte, la vera forza sta nella calma e nella capacità di comprendere l’altro, anche quando fa paura, o nella reazione al pericolo, senza il blocco. Ma insegna anche di essere pronto a combattere per poter difendere la propria vita, la giustizia o i propri pensieri e diritti, la propria casa, la propria famiglia, i propri cari e il proprio lavoro da gente cattiva e da malintenzionati.
